Carissimi Capi,
ho letto da poco il post lasciato da Emanuela sull'articolo precedente e così ho deciso di mettere per iscritto alcune mie riflessioni. Potrebbero essere solo tali, quindi prendetele come dei pensieri riportati in "digitale".
Sono molte le cose che mi lasciano perplesso in questo inizio di anno scout, e quello del canto moscio a Messa è, forse, l'emblema di un gruppo altrettanto moscio. Non sono d'accordo sul discorso che Emanuela fa sull'Orifiamma: non credo sia mai stato compito esclusivo dei novizi rover o delle scolte semplici; credo che ognuno di noi, da esploratore o guida in su, debba essere fiero di portare il simbolo dell'Associazione... e invece... dobbiamo prendere esempio dagli alfieri che portano le fiamme.
Ma una cosa mi ha lasciato veramente peplesso: questa settimana non siamo riusciti ad andare da Roberto. Ho chiesto con urgenza (e disperazione) la mano a qualcuno di voi, ma il mio telefono è rimasto muto.
Forse è questo che deve farci riflettere: non riusciamo a trovare 2 ore al mese (e sarebbero anche di meno con una più larga collaborazione) da dedicare ad una persona che ha bisogno del nostro aiuto. Don Tonino ci ha chiesto questo servizio e io ho chiesto la mano di tutti i Capi. Più di una volta ho scritto su questo spazio dell'importanza di questo servizio. Ho avuto la disponibilità di pochi. Ci crediamo ancora alla formula della nostra Promessa? Cosa intendiamo per servizio se di fronte a situazioni reali ci nascondiamo?
Il tema del primo trimestre dell'anno scout è proprio sulla chiamata, ma siamo sicuri che ci sentiamo veramente chiamati a qualcosa? Guardate, il servizio che svolgiamo nel gruppo scout è encomiabile, ma non può essere esaustivo. Gesù ci ha chiesto di essere la luce del mondo e il sale della terra, non solo del nostro spazio che abbiamo intorno. Se non usciamo fuori da questo equivoco, diventeremo dei perfetti cristiani a tempo (e luogo) determinato. Se lo scopo dello scoutismo fosse piegarsi su stesso, avrebbe fallito in partenza e non sarebbe mai arrivato a festeggiare i cento anni.
Lo ribadisco: sono amareggiato e forse anche un pò stanco. Ma forse queste mie riflessioni cadranno nel dimenticatoio e andremo avanti a tirare a campare.
Buona strada
Massimiliano