
In questi giorni di Quaresima, di riflessione personale che ognuno di noi sta portando avanti, può essere utile (o forse più propriamente "sconvolgente") leggere il significato di essere cristiani con le parole di don Tonino Bello. Questa è la prima di tre riflessioni (ringrazio di cuore don Massimo per avermele mandate) che tendono a scardinare la nostra concezione di buoni cristiani formali. Spero possa mettere in "crisi" tutti noi.
Buona strada
Massimiliano
Vi dispiace se, per più di una volta, fermerò la vostra attenzione sul “legno dolcissimo” della croce che noi, come dice Paul Claudel (poeta francese, ndr) non siamo chiamati a piallare, ma sul quale siamo chiamati a salire?
Ascoltatemi, allora. E perdonatemi se parlo con immagini: è perché si fissi più profondamente nell’anima lo spessore dei nostri tradimenti.
Se è vero che la croce è l’unità di misura di ogni impegno cristiano, dobbiamo fare attenzione a un grosso pericolo che stiamo correndo: quello che san Paolo, scrivendo ai Corinzi, chiama l’evacuazione della croce. Che non significa disprezzo della croce, o rifiuto della croce, o irrisione della croce. No.
Non c’è nessuno di noi che non parli con eloquenza del “legno santo”, o che in Quaresima non canti con tutta l’anima il “Vexilla regis” o, il venerdì santo non intoni l’inno “Crux fidelis”.
La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. Ma noi vi giriamo al largo.
Troppo al largo. Prendiamo una extramurale lontanissima dal colle dove essa s’innalza. E’ come quando, in viaggio, si sfiora una città passando dalla tangenziale. Mentre l’automobile corre lungo la strada, si dà ogni tanto un’occhiata ai campanili che si ergono e alle torri che svettano. Ma poi tutto finisce lì.
Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s’inerpica sui tornanti del Golgota. Passa di “striscio” dalle pendici del luogo del cranio.
Come i Corinzi anche noi, la croce, l’abbiamo “inquadrata” nella cornice della sapienza , e nel telaio della sublimità della parola.
L’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantati nel cuore. Pende dal nostro collo , ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica.
L’abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. E’ un albero nobile che cresce su zolle recintate. Nel centro storico delle nostre memorie religiose. All’interno della zona archeologica dei nostri sentimenti Ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiano ogni giorno.
Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario.
Abbiamo bisogno di riconciliarci con la croce e di ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!
+ Don Tonino Bello
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